Il migliore concerto al quale ho assistito: Renato Zero

Renato Zero

3 novembre 1998, ore 6.30, nebbia, freddo.. non riesco a dormire, sono tutto un fuoco e quindi….  parto!

Giro la chiave, direzione Firenze, una colazione veloce da un pasticcere dal viso ancora assonnato e mentre riesco a intravedere le prime luci del mattino, vedo brillare da lontano il palasport . Riesco a parcheggiare vicinissimo, visto che il popolo dei “sorcini” ancora non era arrivato. Mi avvicino al cancello e mi metto a chiacchierare e a sonnecchiare con tre Fans di Roma. Oltre a noi solo una cinquantina… di piccioni. Inizia ad albeggiare e la città torna in vita. Tutti a riprendere il proprio mestiere, mentre io me ne stavo stravaccato ad un cancello freddo, tutto incappucciato tra pile e lana, attendendo che quel sogno tornasse a vivere sulla mia pelle.

Ore 12, inizia la coda, una coda che ci vede delle piccole sogliole per 6 ore consecutive. Ore 18, scatta l’ora “X” e i cancelli come per magia si aprono. Una corsa da far invidia a Cavendish, un tumulto di urla e di gente che metterebbe in gioco tutto pur di arrivare in prima fila. Pochi secondi dopo siamo al coperto. Il palazzetto è completamente vuoto e sembra  tutto nostro. Stringo i denti, ci metto tutte le forze e sono alla transenna sotto al palco, con un fiatone da dobermann.

Il tempo di rilassarsi un po’ e inizia il conto alla rovescia tipicamente Sorcino: “3..2..1..Zero!”. Oramai il palasport è pieno di gente e dopo tutto il freddo che ci siamo presi è arrivato il magico momento. Si spengono le luci, un subwoofer potente ci trova quasi impreparati, da provocarci un colpo nel profondo dello stomaco ed iniziano le grida, tante da sembrare una voce unica, ed io li, con gli occhi imbambolati ad attendere la sua entrata.

Eccolo, vestito con un mantello viola, capelli a caschetto praticamente perfetti e la sua voce inconfondibile. “Non è il fascino ruffiano di una bandiera, la tristezza di un dialetto ne una melodia”, queste le sue prime parole, le parole del brano “L’italiana”, canzone che apre l’album “Amore dopo Amore”.

Stare ad un concerto di Renato è come sentirsi a casa, ritrovare parenti lontani e vicini tutti in un’unica sera. Ti senti  travolgere da questa passione specialmente quando ti accorgi che il tipo accanto a te (che non conosci) ti prende per mano, la stringe alla sua, alzandola e ondeggiando. Oppure quando ti trovi a dividere le lacrime di felicità o di tristezza per un concerto quasi giunto alla fine, con una madre, una nonna o con la tua futura fidanzata che ancora non conoscevi. Gli Zerofolli sono tutti una cosa sola!

La Scaletta prosegue con “Cercami”, singolo ultrasuonato nelle radio, “La favola Mia”, un must del Renato anni ’70, “Emergenza Noia” e le canzoni più belle del meraviglioso “Amore dopo amore”. E’ stata un’enorme sorpresa per noi il riscoprire brani classici tutti totalmente arrangiati a mo’ di medley come “La tua idea / Il carrozzone / Fermati /Accade /Spalle al muro”, quest’ultima magistralmente scritta per Renato da Mariella Nava. Il palasport esplode con la super accoppiata “Triangolo / Mi Vendo”, sicuramente due delle canzoni più amate e famose di Renato. Tutti si alzano sugli spalti ed è completamente il delirio. Questo splendido spettacolo si conclude con il brano “Più su”, in cui Renato dà tutto il meglio di sé per chiudere il concerto.

Indimenticabile, per noi che avevamo le stelle filanti accese, noi che avevamo accendini e telefonini come unica luce, noi che avevamo provocato un cielo stellato dentro a un palasport, noi che abbiamo cantato fino all’ultimo spicchio di voce. “Non dimenticatemi”, questa la frase che chiude il tutto, la frase che dà sempre  il campanello d’allarme, il via alle lacrime ed ai saluti. Da li a poco non ci saremmo stati più, quando ci saremmo rivisti? E soprattutto, quando avremmo rivisto Renato? Beh, io, la sera successiva!!!

Qualcuno di voi era li con me quella sera? E quanti di voi hanno assistito ad un magico concerto di Renato Zero?

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